Storia e Memoria ANNIVERSARI DEL 2 MAGGIO L’ECCIDIO DEL CORNOCCHIO

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L’ECCIDIO DEL CORNOCCHIO

Il 2 maggio 1944 un bombardiere americano centrò un rifugio antiaereo al Cornocchio, dove avevano cercato protezione 150 persone. 61 furono le vittime

I bombardieri americani del gruppo Bombardieri 454 tornarono a Parma il 2 maggio, a una settimana di distanza dalla devastante incursione del 25 aprile, che aveva messo in ginocchio la città. Era la loro seconda “visita”. Il primo bombardamento, quello della sera del 23 aprile, fu infatti ad opera dei bombardieri inglesi della Raf. Questa volta l’incursione non colpì a tappeto la città, ma causò un eccidio al Cornocchio di Golese. Prendendo come obiettivo il comparto ferroviario, un bombardiere americano centrò un bersaglio non previsto: un rifugio antiaereo, dove avevano cercato riparo 150 persone, tra abitanti della zona e viaggiatori, scesi frettolosamente da un treno subito dopo l’allarme. Il rifugio fu sfortunatamentre centrato e vi persero la vita 61 persone. Sul luogo è stato eretto un cippo, davanti al quale ogni anno viene ricordato l’eccidio dalle autorità cittadine. Durante la stessa incursione area fu colpita la Ferrovia, che era l’obiettivo primario, e poi viale Fratti e la Ghiaia.

L’attacco del 2 maggio, tristemente noto come “strage del Cornocchio” che causò la morte di 61 persone, colpì a Parma la stazione della ferrovia e l’area compresa tra Viale Piacenza e Via Reggio.

Naturalmente anche laltre incursioni aeree non risparmiarono i civili. Seicento circa i morti nel solo comune di Parma. Non tutti infatti avevano il tempo o la possibilità di scampare ai bombardamenti nascondendosi in uno dei 12 ricoveri pubblici della città. La loro esistenza ci è ricordata dalle indicazioni ancora reperibili in diverse parti della città, come il rifugio numero 11, la scuola magistrale San Paolo, capace di accogliere 550 persone, o quello della Pilotta, il più grande della città, che ospitava 1.000 persone. Complessivamente i ricoveri avevano una capienza di 5000 persone. A questi si devono aggiungere le trincee scavate nel terreno che a dispetto delle apparenze offrirono buona protezione agli abitanti, con la tragica eccezione del ricordato eccidio del Cornocchio.

I bombardamenti hanno inferto molte ferite alla città, ferite che non hanno risparmiato neppure il patrimonio artistico. Il centro storico di Parma ha subito molti danni. Venne colpita la Pilotta, il teatro Farnese fu distrutto, molte strade del centro ridotte a un cumulo di macerie. Gli Americani cercarono anche di colpire i ponti sul torrente Parma, ma non ebbero successo.

Gli ordigni che cadevano sulla città erano di un tipo particolare. Si trattava delle cosiddette “bombe da demolizione”. Non esplodevano all’immediato contatto con il suolo ma sotto il pelo del terreno per produrre maggiori danni. A sganciare gli ordigni, che potevano avere diverso peso e carica esplosiva, erano bombardieri B-24, come quelli utilizzati nell’attacco del 2 maggio. Secondo i rapporti alleati nella data ricordata ne precipitarono sulla città circa 300. La quinta incursione vide invece coinvolti le temibili “fortezze volanti”, i B 17, che fecero piovere su Parma, in circa mezzora, 1.000 bombe.

Sono cifre impressionanti. Ma non tutte gli ordigni esplodevano. I comandi americani reputavano il 12% di bombe inesplose. Numeri che sembrano spiegare quindi la frequenza dei ritrovamenti.

Le azioni offensive degli alleati erano condotti da due diversi gruppi di bombardieri. Gli Americani si avvalevano della XVI forza aerea dell’Air Force di stanza in Puglia, oltre che degli aerei della XII Air Force basati in Corsica e Sardegna. Gli Inglesi si appoggiavano invece sul duecentocinquesimo gruppo della RAF.

Tra i vari aerei coinvolti nelle operazioni se ne ricorda uno dal nome decisamente curioso: “PIPPO. Si tratta di un bombardiere che operava solo di notte. La voce popolare fantasticava che si trattasse di un solo aeroplano, ma è verosimile che il PIPPO agisse in gruppo.

Il tragico evento verrà ricordato anche quest’anno con una cerimonia che si svolgerà come sempre sul luogo dove la bomba colpì gli inermi cittadini che lì avevano cercato invano riparo.

La manifestazione è organizzata da Comune di Parma, quartieri Golese, Pablo e San Pancrazio e “Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra”.

La curiosa storia del Cippo del Cornocchio (di Giancarlo Gonizzi)

La storia è assai remota e per ricostruirla la memoria dei vivi non sarebbe sufficiente. Attingiamo, così, alle carte d’archivio, che ci riservano sempre straordinarie sorprese.

Nel corso di recenti ricerche presso l’Archivio Storico Comunale con l’aiuto prezioso dell’archivista Roberto Spocci, è emersa numerosa documentazione iconografica relativa al periodo della guerra. Fra questa si trova anche il prospetto del cippo – riconosciuto grazie ad una certa memoria visiva – eretto nel lontano 1886 ed in tutto simile al “nostro”. Ma ecco la sua storia.

Luigi Ceresini, parmigiano, nel giugno del 1881 chiedeva al Comune l’autorizzazione ad erigere, su un appezzamento quadrato di terra di 2,60 di lato posto nell’area centrale dell’ottagono “nel campo per la erezione di monumenti”, un cippo funebre alla memoria del figlio Gino e della figlia Anita.

Ad una prima ipotesi, progettata nell’ottobre 1880 da Francesco Rivara e caratterizzata dalla pianta quadrata, da quattro pilastri angolari, da un parallelepipedo in pietra recante la targa marmorea di ricordo e impreziosito da una cuspide contenente un medaglione con il profilo dei due defunti scolpiti a bassorilievo, il tutto sormontato da una guglia piramidale a gradoni, aveva fatto seguito una seconda ipotesi, datata al 29 marzo 1881, in tutto simile alla prima, con la guglia piramidale – questa volta liscia – sormontata da una croce, prescelta dall'”Ufficio d’Arte” del Comune.

Il fascicolo, conservato dall’Archivio Storico Comunale riporta anche il disegno del nuovo progetto, non firmato, ma elaborato dalla stessa mano che aveva siglato il primo monumento, pure allegato. E’ del tutto congruo attribuire l’ideazione e la progettazione di entrambe le sepolture, fra l’altro disegnate a pochi mesi di distanza, pur mancando la firma sul secondo disegno, a Francesco Rivara, del quale non abbiamo tuttavia potuto reperire notizie nei repertori fino ad oggi consultati, probabilmente apprezzato operatore del settore.

Mancano, allo stato attuale delle ricerche, informazioni sulle sorti del manufatto nella prima metà del Novecento. La storia successiva, però, è già nota. Scaduta la concessione per la sepoltura, in assenza di eredi o di rinnovi il cippo sarebbe stato smontato e acquistato dal marmista Rossi e riutilizzato come “memoria” per le vittime del bombardamento del 2 maggio 1944 scomparse con la distruzione del rifugio del Cornocchio.

Nonostante il riutilizzo, la struttura generale dell’opera è rimasta immutata. Il sereno profilo di Anita e di Gino Ceresini sono stati sostituiti da teste di angelo, mentre quattro fiamme sono state collocate a completamento dei quattro pilastri angolari.

La pratica del riuso – assai diffusa in tempi di ristrettezze – non deve scandalizzare. E’, piuttosto, da apprezzare che una simile operazione, nel confermare il profondo valore della memoria, affidata – come l’uomo fa da tempo immemorabile – alla pietra, abbia permesso di conservare anche una tipologia di manufatto, abbastanza diffusa nell’Ottocento ed oggi in buona parte scomparsa.

Così, nel ricordare le vittime innocenti di una guerra, potremo mandare un saluto anche a Gino e Anita che li avevano preceduti lungo il cammino della storia e al padre Luigi che volle ricordarli per sempre vicini.

Storia e Memoria, 2 Maggio 2010

Storia e Memoria . 535

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Scritto da Staff_NelParmense

maggio 2nd, 2010 at 1:20 am

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