Il Parmigiano-Reggiano e il suo territorio. Un binomio a rischio

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Prendiamo spunto dalla recente modifica del disciplinare di produzione del Parmigiano-Reggiano per stimolare una riflessione agli amministratori di Parma e Provincia che legiferano sul territorio, affinché le scelte vengano ponderate molto attentamente, in vista di una reale tutela del patrimonio di queste terre.

Le novità introdotte dal nuovo regolamento sono tutte imperniate sulla salvaguardia della tipicità della zona produzione e nello specifico riguardano l’impossibilità di confezionare il prodotto al di fuori dei confini della zona d’origine, misure più restrittive per le vacche provenienti da altre aree, che dovranno osservare quattro mesi di “quarantena” prima che il loro latte sia utilizzato nei caseifici, e l’innalzamento della quota di foraggio che dovrà essere prodotta all’interno dei singoli allevamenti, che passa dal 35 al 50%.

In tempi di globalizzazione questo è un bel segnale da parte del Consorzio, che ribadisce l’importanza di salvaguardare la zona d’origine come espressione di qualità non solo percepita dal consumatore ma intrisa di contenuti reali.

Dall’altro lato ci sono le amministrazioni locali. Noncuranti di tanta tradizione e storia e delle ricadute economiche ed occupazionali che possono causare con le loro delibere, danno il via libera ad un vero e proprio Far-West delle rinnovabili, dove imprenditori totalmente avulsi dal territorio percepiscono introiti favolosi grazie alla legislazione italiana sui certificati verdi.

Ettari di territorio spariscono a favore di campi fotovoltaici, e all’ente pubblico restano le briciole degli enormi guadagni percepiti da aziende che nulla hanno a che fare con la locale tradizione contadina.

Campi fotovoltaici che potrebbero trovare posto in aree di minor pregio o sui tetti di quartieri artigianali ed edifici pubblici, senza rubare terreno alle colture tradizionali della nostra zona.

Ricordiamo il grido d’allarme di un personaggio non certo vicino al GCR , il presidente della Camera di Commercio Andrea Zanlari, che a margine di un convegno dichiarò “Ci stiamo mangiando tutti i campi e i campi migliori. Se continuano così tra 22 anni non avremo più il Parmigiano Reggiano”.

Campi che, con l’avallo dell’amministrazione provinciale, sono stati assegnati ad imprenditori per la coltura di mais destinato alla fermentazione in impianti a biogas. Impianti che hanno potenzialità tali da richiedere vaste coltivazioni che rubano ulteriore terreno ai foraggi destinati alle vacche da latte e mais insilato che genera spore che possono compromettere il processo di maturazione del parmigiano.

Infine, LUI, il camino di 70 metri del forno inceneritore rifiuti di Ugozzolo, che si staglia ben in vista sull’autostrada di fronte allo stabilimento Barilla, all’ingresso della Food Valley.

Un biglietto da visita che ci viene incollato sulla fronte per almeno 20 anni .

Indelebile, un clamoroso autogol di marketing territoriale che porterà beneficio a pochi a discapito di un intero sistema.

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR

Parma, 10 agosto 2011

+40 giorni dallo stop del cantiere dell’inceneritore di Parma

+436 giorni dalla richiesta a Iren del Piano Economico Finanziario del Pai, forse perché l’inceneritore costa 315 milioni di euro?

Associazione Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma – GCR

Via Zaniboni 1 – Parma

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Scritto da Staff_NelParmense

Agosto 11th, 2011 at 1:15 am

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