Storia e Memoria “501”

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ANNIVERSARI DI OGGI”

Foglio periodico – Anno VI – N. 501 – Edizione di Giovedì 10 Settembre 2009

10 SETTEMBRE

* Selezione di anniversari, ricorrenze, eventi e personaggi legati alla giornata *

Santi del giorno:

Sant’Agabio di Novara vescovo, San Sostene e Vittore di Calcedonia martiri, San Nicola da Tolentino sacerdote, Sant’Eudossia Imperatrice d’Oriente, Santa Pulcheria Imperatrice, Beato Angelo Orsucci Martire, Beata Vergine Maria della Vita, Beato Carlo Spinola Gesuita martire (1), Beato Oglerio Abate di Lucedio, Beati Xumpo e Kimura martiri in Giappone.

Morti:

1482: Federico da Montefeltro

1547: Pier Luigi Farnese, Primo duca di Parma e Piacenza (2)

1827: Ugo Foscolo, poeta italiano

1898: Elisabetta d’Austria

1971: Anna Maria Pierangeli, attrice

Eventi:

1823: Simón Bolívar viene nominato Presidente del Perù.

1846: Elias Howe ottiene il brevetto per la macchina da cucire.

1926: La scrittrice Grazia Deledda premio Nobel per la letteratura (3).

1943: I tedeschi iniziano l’occupazione di Roma nella 2a guerra mondiale.

1977: L’ultima condanna a morte comminata in Francia viene eseguita.

2002: La Svizzera entra nelle Nazioni Unite.

(1) Beato Carlo Spinola Gesuita, martire ( Sec. XVI-XVII )

Nato dalla nobile famiglia genovese degli Spinola, entrò giovane nella Compagnia di Gesù. Si recò quindi missionario in Giappone, ove rimase per vent’anni, ricoprendo diverse cariche, compresa quella di procuratore generale di tutta la provincia e quella di vicario generale dell’Episcopato giapponese.
Arrestato per la sua fede, rimase in carcere per quattro anni e subì il martirio del rogo a Nagasaki il 10 settembre 1622. Carlo Spinola, figlio di Ottavio dei conti di Tessarolo, nacque nel 1564, non si sa bene se a Genova oppure a Praga, dove il padre era al sevizio di Rodolfo II d’Asburgo. Trascorse la sua giovinezza, ospite dello zio Filippo vescovo di Nola, impegnandosi negli studi classici e nelle pratiche dell’arte cavalleresca. A 20 anni, saputo del martirio del gesuita Rodolfo Acquaviva in India, entrò in crisi d’identità, che sfociò nella scelta di entrare nella Compagnia di Gesù (21 dicembre 1584). Fece il noviziato a Napoli ed a Lecce, sotto la guida di San Bernardino Realino, ebbe come compagno di studi San Luigi Gonzaga, compì gli studi filosofici e teologici venendo ordinato sacerdote nel 1594 a Milano. Due anni dopo nel 1596, nonostante la contrarietà della famiglia, chiese ed ottenne di partire per le Missioni in Giappone. Partì il 10 aprile, ma il viaggio ebbe una sorte avventurosa, una tempesta lo portò sulle coste del Brasile e poi venne imprigionato dagli inglesi che lo trasferirono in Inghilterra.

Ritornato libero a Lisbona, ripartì con un compagno Angelo de Angelis per il Giappone, dove giunse a Nagasaki nel 1602 dopo un viaggio altrettanto tormentato per una grave malattia che lo colpì e dopo aver toccato i porti di Goa e Macao. Per 11 anni, dopo averne impiegato alcuni ad apprendere la lingua locale, operò un intenso apostolato nelle regioni di Arie e Meaco, istituendo una efficace scuola di catechisti, convertendo e battezzando circa cinquemila giapponesi. Fu nominato procuratore della provincia gesuitica e poi vicario del padre Provinciale Valentino Carvalho nel 1611. Allo scoppio della persecuzione contro i cristiani del 1614, dovette vivere in clandestinità sotto falso nome, non ubbidendo all’ordine di espulsione e cambiando in continuazione il domicilio per non essere scoperto, espletava la sua missione sacerdotale di notte, girando nelle case dei cristiani, confessando, insegnando e celebrando la Messa. Finché dietro una segnalazione fu sorpreso il 14 dicembre 1618, insieme ad un catechista Giovanni Kingocu e ad un altro cristiano Ambrogio Fernándes, nella casa di Domenico Jorge, il quale morirà martire un anno dopo, mentre sua moglie Isabella e suo figlio Ignazio, vennero arrestati ed imprigionati insieme a padre Carlo Spinola e gli altri.


Trascorse quattro lunghissimi anni in una prigione, che chiamarla così era un lusso, in condizioni disumane, insieme ad altre vittime della persecuzione scatenata dallo ‘shogun’ Ieyasu e dai suoi successori; la causa era da ricercarsi nella gelosia dei numerosi bonzi buddisti, che minacciavano la vendetta degli dei locali, negli intrighi dei calvinisti olandesi, del timore di un eccessivo influsso della Spagna e Portogallo di cui i missionari erano ritenuti emissari; si calcola che nel 1614 allo scoppio di questa persecuzione, i cristiani giapponesi fossero diventati circa trecentomila. Questa persecuzione durò per molti decenni facendo numerosissime vittime fra i missionari europei e fra gli stessi fedeli, la cui comunità venne quasi completamente distrutta.


Ai prigionieri come Carlo Spinola, non venne concessa che una sola coperta e nient’altro, nel carcere di Suzuta, sopra una vetta di montagna, esposti a tutti i venti, dandogli come cibo un po’ di riso e due sardine, giusto per tenerli in vita ma senza soddisfare la fame. Obbligati a restare in un tugurio estremamente sporco, costretti a soddisfare i loro bisogni corporali là dentro, in un puzzo insopportabile, impossibilitati a lavare i miseri vestiti o farli asciugare al sole. Il padre gesuita, nonostante fosse affetto per molto tempo da varie malattie, impossibilitato a curarle, fu di conforto continuo ai suoi compagni di prigionia appartenenti anche ad altri Ordini religiosi, accolse nella Compagnia di Gesù, in quelle condizioni, quattro catechisti giapponesi.


Agli inizi di settembre 1622, fu preso insieme ad altri 23 compagni di prigionia e condotti a Nagasaki, per ordine del governatore Gonrocu, lì uniti ad altri provenienti dalle locali carceri furono messi a morte: il 10 settembre 1622 ne furono arsi vivi sulle colline 22 e altri 30 decapitati. Carlo Spinola fu bruciato a fuoco lento ma per le sofferenze che già l’avevano debilitato, morì per primo. Già legato al palo intonò il canto di lode a Dio e rivolgendosi ai magistrati dichiarò che la sua presenza in Giappone era dettata solo dall’amore di annunciare il Vangelo e da nessun interesse umano; salutò la vedova Isabella e il figlio Ignazio da lui battezzato, che stavano subendo il martirio insieme a lui. Le sue ceneri furono disperse in mare. Papa Pio IX il 7 luglio 1867 lo beatificò insieme ad altri 204 martiri che, rappresentanti delle migliaia di uccisi, avevano dato la vita per Cristo in quella terra lontana.

(2) Pier Luigi Farnese

Primo Duca di Parma e Piacenza (Roma 19.XI.1503 – Piacenza 10.IX.1547)

Figlio di Alessandro, il futuro papa Paolo III, dopo una giovinezza piuttosto turbolenta, durante la quale aveva persino partecipato al Sacco di Roma mentre il padre aveva trovato rifugio in Castel Sant’Angelo con il Papa, Pier Luigi fu insignito del Ducato di Parma e Piacenza nel 1545, a coronamento degli sforzi diplomatici di Paolo III.

Piacenza fu prescelta come sede della corte e centro dell’amministrazione. Dimostrando nel suo nuovo ruolo insospettate capacità e attitudine al comando, Pier Luigi si preoccupò di limitare il potere dell’aristocrazia feudale che, approfittando del lungo periodo di disordini legati all’assenza di un’autorità centrale, aveva occupato molte funzioni e prerogative di governo. L’organizzazione dello Stato in senso centralista non tardò a determinare la fronda delle famiglie piacentine: il 10 settembre del 1547 Pier Luigi cadde vittima di una congiura ordita da nobili locali, cui non fu estraneo Ferrante Gonzaga, governatore spagnolo di Milano.

Pier Luigi Farnese ebbe dalla moglie Girolama Orsini quattro figli: Ottavio, che gli succederà a capo del ducato, Alessandro, che fu vescovo di Parma e cardinale, Ranuccio, lui pure cardinale, e arcivescovo di Napoli, e Vittoria, che andò sposa a Guidubaldo II, duca d’Urbino. Ebbe poi anche un figlio naturale, Orazio, che sposò Diana d’Angoulême, figlia naturale del re di Francia Enrico II.

(3) Grazia Deledda

(Nuoro, 27 settembre 1871Roma, 15 agosto 1936)

Scrittrice sarda vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 1926. Nacque da una famiglia piccolo borghese e numerosa, frequentò le scuole elementari e in seguito venne seguita privatamente da un professore ospite di una sua parente per poi approfondire da autodidatta gli studi letterari. Esordì come scrittrice con alcuni racconti pubblicati sulla rivista “L’ultima moda” quando affiancava ancora alla sua opera narrativa quella poetica.


Nell’azzurro”, pubblicato da Trevisani nel 1890, si può considerare la sua opera d’esordio. Ancora in bilico tra l’esercizio poetico e quello narrativo si ricordano, tra le prime opere, Paesaggi sardi, edito da Speirani nel 1896.


Nel
Novecento, dopo aver contratto matrimonio con Palmiro Madesani, funzionario del Ministero della guerra conosciuto a Cagliari nell’ottobre del 1899, la scrittrice si trasferì a Roma e in seguito alla pubblicazione di Anime oneste del 1895 e di Il vecchio della montagna del 1900, oltre alla collaborazione sulle riviste “La Sardegna”, “Piccola rivista” e “Nuova Antologia”, la critica inizia ad interessarsi alle sue opere. Nel 1903 pubblica Elias Portolu che la conferma come scrittrice e la avvia ad una fortunata serie di romanzi e opere teatrali fra i quali Cenere (1904) da cui fu anche tratto un film interpretato da Eleonora Duse. La sua opera fu stimata da Capuana e Verga oltre che da scrittori più giovani come Enrico Thovez, Pietro Pancrazi e Renato Serra.

La narrativa della Deledda si basa su forti vicende d’amore, di dolore e di morte sulle quali aleggia il senso del peccato, della colpa, e la coscienza di una inevitabile fatalità. È stata ipotizzata un’influenza del verismo di Giovanni Verga ma, a volte, anche quella del decadentismo di Gabriele D’Annunzio, oltre che di Leone Tolstoj. Opere principali: Fior di Sardegna, Le vie del male, Racconti sardi, Anime oneste, Elias Portolu, Cenere, L’edera, Canne al vento, Marianna Sirca, La madre, La fuga in Egitto, Il sigillo d’amore. Pubblicati postumi: Cosima e Il cedro del Libano.

Storia e Memoria – 10 Settembre 2009 (Thanks to: Antonio Borrelli, Santi e Beati, Wikipedia)

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Scritto da Staff_NelParmense

10 Settembre, 2009 at 1:30 am

Pubblicato in Notizie Parmensi

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