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La scoperta dell’Ossezia e dell’Abkhazia

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Non si è capito molto, in Italia, della drammatica crisi che sta scuotendo il Caucaso in queste settimane. I nostri occhi, d’altronde, erano puntati quasi esclusivamente sulle vacanze e sulle Olimpiadi di Pechino. La notizia del conflitto caucasico ci ha lasciato un po’ tutti senza riferimenti geografici. Dove è la Georgia, ci siamo chiesti. Qualcuno forse, appassionato della settimana enigmistica, provava a chiedersi da che parte stessero Ossezia e Abkhazia [Enrico Vendrame].
Credo – ahimé – che molti studenti delle superiori non sappessero nemmeno della sua esistenza. D’altronde oggi per muoversi e orientarsi basta un navigatore satellitare!

La Georgia, situata nella parte centro-occidentale del Caucaso, confina a nord con la Russia, ad est con l’Azerbaigian, a sud con l’Armenia e la Turchia; ad ovest è bagnata dal Mar Nero. E’ uno stato situato tra Europa e Asia. Nel 2004 la Rivoluzione delle Rose ha portato al potere il presidente Mikheil Saakašvili e riconfermato lo scorso 21 maggio, provocando al contempo un ulteriore allontanamento politico da Mosca.

E’ una terra dalla storia millenaria, i cui popoli sono considerati i creatori della metallurgia, oggi strategica per il passaggio del petrolio e del gas naturale verso l’Europa.

L’Ossezia del Sud e l’Abkhazia sono rispettivamente un distretto amministrativo e una regione che da decenni hanno una loro autonomia ma che ne rivendicano la loro indipendenza. La Repubblica di Georgia da anni – come peraltro l’Ucraina – per smarcarsi da Mosca ha chiesto di aderire alla Nato.

La Russia non condivide la “campagna acquisti” della Nato nella vecchia Unione Sovietica e secondo molti analisti quanto accaduto tra il 7 e l’8 agosto era prevedibile. Infatti da lì a qualche giorno si sarebbero dovute fare delle esercitazioni della Nato sul Mar Nero e quindi il governo georgiano contava sull’appoggio filo-occidentale. La questione nazionalistica è riesplosa nel febbraio scorso con il riconoscimento del Kosovo da parte di molti paesi europei e degli Stati Uniti. Quasi contemporaneamente la tensione nelle relazioni tra Georgia e Russia è andata in forte crescendo da quando Mosca ha dichiarato di voler stabilire “relazioni legali” con l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, regioni secessioniste all’interno della Georgia. L’Europa è stata a guardare nonostante da tempo da quell’area provenissero segnali di guerra, non volendo assumere lo stesso registro pro-Kosovo. Mosca è comprensibilmente di diverso avviso vista l’importanza geo-politica di queste regioni confinanti. Pur essendo dalla parte della Serbia sul Kosovo è finora stata all’angolo, mentre per l’Ossezia del Sud e l’Abkhazia non poteva fare altrettanto. La Russia, in questo caso, intenzionata a ostacolare l’intesa della Georgia con l’Occidente e con gli Usa. E a mantenere saldo il controllo su aree strategiche dal punto di vista dell’energia (petrolio, gas). D’altronde per Mosca, entrambe – Ossezia e Abkhazia – sono, di fatto, Repubbliche indipendenti (con il sostegno attivo e interessato della Russia).

Ritornando alle cronache. Ritirati i carri armati, l’artiglieria pesante e centinaia di soldati dal cuore della Georgia, la Russia continua a mantenere il controllo della città di Poti, porto strategico georgiano sul Mar Nero, e un posto di controllo a circa 10 chilometri dalla città di Gori, a 90 Km dalla capitale Tbilisi, luogo strategico per il traffico ferroviario e stradale nell’intero paese. Stati Uniti ed Europa temono che la presenza russa in Georgia rafforzi le divisioni etniche nel Paese e metta a repentaglio il governo filo-occidentale del presidente Mikheil Saakašvili. Intanto in Georgia permane la legge marziale e sono oltre 100.000 i profughi che si sono riversati nella capitale georgiana Tbilisi a seguito del conflitto scoppiato lo scorso 8 agosto.

Il conflitto in Ossezia del Sud sta facendo tornare indietro di anni le lancette dell’orologio nelle relazioni tra la NATO e il Cremino. Ma in Italia la storia, la geografia e la geopolitica sono assenti: nella scuola, nel senso comune e dalla cultura politica. Come dimostra il dibattito di questi giorni sulle tensioni tra Russia e paesi confinanti. Fra il comico e il grottesco. Fra il timoroso (per paura di ritorsioni energetiche) e il disinteressato.

Ma anche ci sta facendo ancora una volta capire il ruolo da gregari in politica estera del nostro Paese. Non solo perché non abbiamo un’idea chiara dei confini, ma perché nell’era della globalizzazione i confini non contano. Con internet, i cellulari, le distanze spazio-temporali si annullano. Se vuoi raggiungere una meta, basta usare un navigatore satellitare. Ti guidano dovunque. Anche se ti costringono a itinerari strani e, talora, ti conducono in un luogo diverso dal previsto. Ma tanto, in un mondo senza geografia non c’è alternativa. Devi essere guidato. Così anche le notizie di propaganda russe e georgiane su quanto sta accadendo ci fanno purtroppo ricordare come siamo avezzi alle notizie di guerra e come facilmente ce ne scordiamo, quasi la guerra nella ex-Jugoslavia fosse accaduta nel medioevo!

Enrico Vendrame, specialista in Istituzioni e tecniche di tutela dei diritti umani

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