Il Pd in piazza ma senza idee

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Sul palco del Circo Massimo di Roma:

Walter Veltroni, il predestinato leader del Partito Democratico, l’uomo che ha saputo rilanciare il centrodestra italiano portandolo, nonostanze Berlusconi, ad una schiacciante vittoria alle ultime politiche, l’uomo che ha saputo vincere un’unica battaglia, quella contro la sinistra-sinistra, annichilendola e portandola ai margini della politica nazionale e favorendo al contempo un generale spostamento a destra del baricentro politico italiano, insomma il primo responsabile di questo brutto pasticcio che ha preso il nome di Partito Democratico.

Rosario Crocetta, sindaco di Gela, capitale petrolchimica d’Italia, è “il sindaco antimafia”, ma anche un sindaco che prima aveva lavorato per ENI e ora con ostinazione si batte contro lo sviluppo dell’energia eolica.

Jean Bilongo, Bruna Dini, Cristina Calamassi, Laura Funari, Leonardo Esposito. Li indico assieme perché svolgono la stessa funzione: sono simboli. Il primo rappresenta gli immigrati, la seconda le imprenditrici, la terza le donne operaie, la quarta le insegnanti, il quinto gli studenti. Tre donne e due uomini, un po’ per compensare l’esordio “maschilista” della manifestazione. Un po’ come si faceva ai tempi in cui la sinistra governava, quando i Ministeri importanti andavano tutti agli uomini, ma si inseriva qualche donna qua e là in Ministeri senza senso tanto per dare l’idea di una qual certa “par condicio” dei sessi. Infine ci sarà Sergio Marelli, presidente delle ONG italiane. Anche la sua è una presenza simbolica, nonostante la carica che riveste. La logica dietro questa impostazione è la solita visione frammentata della realtà italiana dove esistono categorie sociali a compartimenti stagni, e non singoli cittadini in una realtà economica dinamica. Dietro la solita idea di “lotta di classe”.

Massimo Cacciari, uno dei pochi uomini di sinistra rimasti che si ostinano a voler provare a ragionare, su Repubblica dichiara: “Non vado e non me non me ne frega niente. Mi augurerei che il pd mi dicesse come si intende organizzare e cosa dice su scuola, crisi finanziaria e alitalia.”

Per Veltroni questa è già la terza fase della storia del Partito: dopo la fondazione e la sconfitta elettorale, è l’ora della rinascita di piazza. La vigilia della manifestazione si è caratterizzata per la straordinaria vaghezza ed inconsistenza dei contenuti programmatici.

Da mesi, Veltroni inutilmente tenta di imitare l’americano Obama, ma non ce la fa. Non ne ha lo stile, né l’intelligenza o il carisma. Il PD sembra invece assomigliare sempre piu’ al Popolo delle libertà: un trionfo di slogan, coreografie ed immagini, una graziosa confezione-regalo, praticamente vuota al suo interno.

Gianluca Rossi

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