V DAY

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In molti, non solo nella rete, aspettavamo di vedere i numeri, la realtà che nasce dal virtuale, del V-Day di Grillo. La mia curiosità si focalizzava su cosa avrebbe potuto produrre sia nel dibattito politico italiano, sia nello stato dell’arte dell’uso politico del “mezzo” internet.
I numeri del V-Day sono stati indubbiamente impressionanti per una iniziativa che ha avuto il risalto mediatico con un sorta di enorme “tam tam”, soprattutto nella rete. In particolare, fanno riflettere non tanto i numeri delle persone che sono scese in piazza a Bologna, ma soprattutto quelli che lo hanno fatto nelle altre città, dove non era la presenza di Grillo a calamitare l’attenzione.
Uno per tutti è l’esempio di Roma, testimoniato dal video di Adinolfi, con centinaia di persone in coda a firmare la proposta di legge (si ha l’impressione che anche Adinolfi, oltre alla sorpresa, con onestà, provi un po’ d’invidia).
In una situazione di crescente malessere “antipartitico”, non di antipolitica, si parlerà a lungo del senso e delle prospettive politiche di “questa” piazza. Si verificherà nel tempo se, come lo fu per i “girotondi”, questa esperienza avrà gambe adeguate ad un percorso di crescita o se si limiterà ad episodi estemporanei, comunque utili a far riflettere.
A far riflettere i leader politici che cercano di demonizzarne alcuni aspetti evocando Biagi (Casini) o altri, come Bossi, che dichiarano, senza pudore, che bisogna stare attenti “a non esagerare, perché altrimenti viene avanti l’antipolitica”, lui che recentemente proponeva di rispolverare i fucili ( è come se Pacciani invitasse Sgarbi alla moderazione).
Di certo il V-Day non può essere ignorato da chi si occupa di Rete e di comunicazione. Si tratta, infatti, della più grande campagna online mai organizzata in Italia per sostenere un progetto/iniziativa, come ha sottolineato anche Marco Montemagno, che poi ha offerto alcuni interessanti spunti di riflessione, tra i quali ne ho estratto due che trovo difficilmente confutabili:

Internet è l’elemento centrale di tutta questa campagna: senza il web questa movimentazione non sarebbe possibile. Senza il Web oggi Grillo non esisterebbe.
La campagna dimostra quello che da tempo sosteniamo tra addetti ai lavori: Internet in Italia è reale. Fa incontrare le persone nella vita di tutti i giorni. E’ personale. E’ coinvolgente. Internet non è una tecnologia è una cultura. Tutto sta a vedere se questa cultura, se questa nuova lingua, che sta di fatto producendo degli “italiani nuovi”, più attenti, più consapevoli, più partecipi della cosa pubblica, venga finalmente studiata e capita dagli addetti ai lavori, soprattutto da chi ha a cuore un credibile e veramente democratico “partito nuovo”, o se si finisca nel solito chiacchiericcio da salotto dove si “discute del “potere di internet” e del “potere dei blog”, senza realmente sapere di cosa si tratta”

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