Scoperto un piano segreto per tenere l’Iraq sotto il controllo Usa

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Bush vuole 50 basi militari, il controllo dello spazio aereo e l’immunità dalle leggi per tutti i soldati ed i contractor americani. Un accordo segreto negoziato a Baghdad permetterebbe all’esercito americano di continuare ad occupare l’Iraq per un tempo indefinito, a prescindere dal risultato delle elezioni presidenziali di novembre.The Indipendent è venuto a conoscenza dei dettagli dell’imminente accordo che probabilmente avrà un effetto esplosivo in Iraq. Infatti, tale documento consentirebbe alle truppe statunitensi di occupare le basi permanenti, svolgere operazioni militari, arrestare cittadini iracheni e godere dell’immunità dalle leggi del Paese.

Tutto ciò porta i dirigenti iracheni a temere che verrà destabilizzata la posizione del loro Paese in Medio Oriente finendo per gettare le basi di un conflitto permanente. Oltretutto, l’intesa minaccia anche di provocare una crisi politica negli Usa. Difatti il presidente Bush vuole che l’accordo sia sottoscritto entro la fine del prossimo mese in modo da poter proclamare la vittoria del suo esercito e sostenere che l’invasione del 2003 era giustificata. Ma il perdurare della presenza militare Usa in Iraq precluderebbe al candidato democratico alla presidenza, Barak Obama, di mantenere la sua promessa di ritirare le truppe statunitensi qualora fosse eletto presidente a novembre.

I tempi dell’intesa darebbero invece una spinta al candidato repubblicano, John McCain, il quale ha dichiarato che gli Stati Uniti sono vicini alla vittoria in Iraq e che Obama getterebbe via tale risultato con un prematuro ritiro militare. In questo momento l’America ha 151.000 soldati in Iraq e, nonostante i ritiri previsti per il prossimo mese, il loro numero si attesterà ad oltre 142.000, vale a dire 10.000 in più del gennaio 2007, quando iniziò il massiccio invio di truppe. In base alle condizioni del nuovo trattato, gli Stati Uniti manterrebbero l’uso di oltre 50 basi irachene nel lungo periodo. Inoltre i negoziatori americani chiedono l’immunità dalle leggi irachene per i militari dell’esercito e per coloro che lavorano con contratti privati (contractor), piena libertà di compiere arresti e la possibilità di effettuare operazioni militari senza consultare il governo di Baghdad.

La natura precisa delle richieste americane è stata tenuta segreta fino a questo momento ma le indiscrezioni provocheranno certamente una dura reazione in Iraq. “Questa è una enorme violazione della nostra sovranità”, afferma un politico iracheno ed aggiunge che se l’accordo fosse firmato il governo di Baghdad ne sarebbe delegittimato e considerato una pedina degli americani.

Gli Usa hanno più volte negato di volere basi permanenti in Iraq, ma una fonte irachena ha affermato che “Si tratta solo di uno stratagemma tattico”. Tant’è che Washington chiede anche il controllo dello spazio aereo iracheno al di sotto dei 29.000 piedi (circa 8.839 metri) ed il diritto di proseguire la sua “guerra al terrorismo” in Iraq: avrebbe così l’autorità di arrestare chiunque e di intraprendere campagne militari senza consultazione.

Il presidente Bush è deciso ad incalzare il governo iracheno affinché firmi la cosiddetta “alleanza strategica” senza modifiche entro la fine del prossimo mese. Ma ciò è stato già denunciato dagli iraniani e da molti arabi come il continuo tentativo degli americani di dominare la Regione. Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, il potente leader iraniano, di solito moderato, ieri ha affermato che tale intesa avrebbe portato ad “un’occupazione permanente”. Ed ha aggiunto: “La sostanza di questo accordo è la trasformazione degli iracheni in schiavi degli americani”. Da quanto risulta, il primo ministro iracheno, Nouri al-Maliki, si sarebbe personalmente opposto alle regole di questo nuovo trattato ma avrebbe la sensazione che la sua coalizione di governo non reggerebbe senza il sostegno degli Usa. L’accordo rischia anche di inasprire la guerra indiretta che si sta combattendo tra Iran e Stati Uniti per stabilire chi potrà esercitare più influenza in Iraq.

Ed anche se i ministri iracheni dichiarano che non accetteranno alcun patto che limiti la sovranità irachena e fanno la voce grossa per accreditarsi quali difensori dell’indipendenza del loro Paese, gli osservatori politici a Baghdad presumono che finiranno per firmare. L’unico iracheno che ha l’autorità per impedire l’accordo è il grande ayatollah Ali al-Sistani, principale esponente degli sciiti che nel 2003 costrinse gli Usa ad accettare il referendum sulla costituzione irachena e l’elezione del parlamento. Ma su questo argomento sembra credere che il venir meno del supporto statunitense provocherebbe l’indebolimento gli sciiti iracheni, che hanno ottenuto la maggioranza nelle elezioni parlamentari del 2005.

Gli Usa sono fermamente contrari all’ipotesi che il nuovo contratto sulla sicurezza sia sottoposto a referendum perchè pensano che sarà respinto. L’influente religioso sciita Muqtada al-Sadr ha invitato i suoi seguaci a manifestare ogni venerdì contro l’imminente accordo perché comprometterebbe l’indipendenza irachena. Il governo iracheno vorrebbe rinviare la conclusione definitiva dell’intesa ma l’ufficio del vice-presidente Dick Cheney spinge per la firma. L’ambasciatore statunitense a Baghdad, Ryan Crocker, ha trascorso le ultime settimane lavorando per raggiungere l’accordo.

La firma di un documento per la sicurezza ed un contestuale trattato che autorizzi gli Usa a tenere le truppe americane in Iraq difficilmente potranno essere accettati dalla maggioranza degli iracheni. Invece i curdi, che costituiscono un quinto della popolazione, probabilmente saranno favorevoli al proseguimento della presenza americana in Iraq e lo stesso vale per i leader politici arabi sunniti i quali auspicano un ridimensionamento del potere degli sciiti ad opera degli Stati Uniti. Nella comunità araba sunnita, che ha ampiamente sostenuto la battaglia dei guerriglieri contro l’occupazione Usa, ci sarà probabilmente una spaccatura.

Patrick Cockburn

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